
danton
Ed è proprio nel punto di passaggio tra l'esperienza e l'espressione che si colloca l'intervento dei produttori professionali di discorsi; è qui che si stabiliscono i rapporti tra gli esperti e i profani, i significanti e i significati: i dominati che si affidano completamente alla coscienza, cioé al linguaggio, sono in balia dei discorsi che vengono loro proposti e rischiano di non sottrarsi alla doxa se non per ricadere nell'allodoxia, in tutte le forme di falsa coscienza, favorite dal discorso dominante: in balia, nel migliore dei casi, dei loro portavoce, a cui compete il compito di fornir loro gli strumenti per riappropriarsi della loro esperienza. La sostanziale indeterminazione del rapporto tra l'esperienza e l'espressione aumenta ulteriormente, per l'effetto di una imposizione di legittimità e di censura esercitato dall'uso dominante del linguaggio (tacitamente riconosciuto persino dai portavoce dei dominati) come il modo legittimo di esprimere l'opinione politica. Il linguaggio dominante distrugge, screditandolo, il discorso politico spontaneo dei dominati: non lascia loro nient'altro che il silenzio o un linguaggio preso a prestito, la cui logica non è quella dell'uso popolare, senza per questo essere quella dell'uso colto; linguaggio squilibrato, in cui i "paroloni" servono solo più a sottolineare la dignità dell'intento espressivo, e che, non potendo trasmettere nulla di vero, di reale, di "sentito", espropria chi lo parla di quella stessa esperienza che dovrebbe esprimere. Esso impone il ricorso a dei portavoce, anch'essi condannati al linguaggio dominante - il che è sufficiente ad introdurre una distanza nei confronti dei mandatari e, cosa ancor più grave, nei confronti dei loro problemi e della loro esperienza di questi problemi - o, per lo meno, ad un linguaggio routinizzato e routinizzante che, oltre alle sue funzioni di promemoria e di protezione, costituisce l'unico sistema di difesa per coloro che non sono in grado né di partecipare al gioco, né di "rifiutarne le regole": un linguaggio che gira a vuoto, come una specie di macchina automatica, che produce rosari di formule canoniche e di parole d'ordine, e che espropria ulteriormente i mandatari della loro esperienza [..]
Il carattere irreale delle domande più specificamente politiche dipende anche, soprattutto, dal fatto che esse assumono pienamente il loro senso solo in riferimento ad un campo semantico che non è altro che il campo delle prese di posizione, che corrispondono alle diverse posizioni nel campo di produzione ideologica. Per padroneggiare completamente il senso oggettivamente contenuto, anche nella risposta più sommaria (il sì o il no di un referendum) ad una domanda come: "lei è favorevole o contrario ad una riforma regionale che miri ad istituire delle regioni dotate di ampi poteri?", bisognerebbe poter attivare quella competenza del tutto specializzata che posseggono i commentatori e gli analisti politici e che consente di padroneggiare il sistema dei possibili, di censire l'insieme delle posizioni politiche pertinenti rispetto al problema, di definire il senso che esse assumono nella strategia interna od esterna dei gruppi politici interessati, e di svelare le poste in gioco che esso comporta per ciascuno di questi gruppi [Bourdieu]