le parole che seguono forse non sono del tutto sincere, ma se ne può facilmente ricavare la parte sincera
[Blog developed with SoftBRAIN
95, therefore not recommended for idiots, MBAs, or government employees]
Più che come momento progettante, questo blog va inteso come una esperienza intransitiva che consente la messa a punto di un'autoverifica. La pratica del pensiero radicale non implica necessariamente una rinuncia totale alla transitività, la totale occlusione dei varchi che dal momento germinale dell'idea, della poiesis, conducono all'oggettività del discorso compiutamente realizzato; ma comporta - questo sì - una sorta di sospensione del momento funzionale, così come il gesto duchampiano, che prelevava l'oggetto bello e fatto e lo spostava dal suo contesto abituale, ne sospendeva la funzionalità pratica e gli assegnava l'ufficio di traccia dei procedimenti mentali che presiedono al costituirsi dell'arte. In questo blog si pratica l'intransitività del segno e del concetto situando il completamento del discorso nel dominio della ucronia e della utopia, concentrando la propria attenzione, con apparente paradosso, non sui significati o sulle strutture linguistiche, e neppure sulle motivazioni del soggetto, ma proprio sull'oggetto cognitivo, di cui si intende denunciare l'impraticabilità reale (nella situazione qui-ora) ponendolo allo specchio di una cognizione totalmente altra, di una cognizione impossibile. In questa pratica, acquistano valore le tecniche del détournement che spiazzano la presunta serietà del lavoro e della funzione mediante un uso, talvolta sotterraneo e ai più indiscernibile, del gioco, del non-sense, della stessa follia raziocinante intesa come sregolamento ragionato dei sensi. Lo spostamento corre su due binari: da un lato, investe il discorso contingente spiazzandolo dal suo contesto abituale contrassegnato dalla funzione; dall'altro, coinvolge un movimento della mente, deviando quasi occultamente il corso dei pensieri dalle connessioni codificate. Le proposte radicali possono essere lette, da questo punto di vista, come una sorta di motto di spirito, nel senso indicato da Freud, e, in quanto tali, in grado di aggredire gli ostacoli che l'usura e l'impraticabilità della cognizione frappongono ad una nuova, nuovamente piena, affermazione del soggetto. Questi, in definitiva, non riesce più ad affermare il proprio statuto (lo statuto del piacere) mediante una operazione che sente ormai screditata, ma non si arrende: al contrario riafferma le proprie ragioni scatenando contro l'ostacolo i meccanismi aggressivi e autogratificanti della propria energia libidica. Il pensiero radicale si dà allora come crono- e toponiria, un sognare ad occhi aperti un tempo e un luogo totalmente altri, una sorta di paradiso ironico e perturbante come il giardino delle delizie o il regno millenario di Bosch. L'artista-pensatore rivela, in definitiva, una sorta di atteggiamento cleptomane che si traduce in una prensilità diffusa, disseminata in contesti diversi, compresi tra i dati della più banale e corrente quotidianità ("virtuale", si badi bene) e la tradizione "alta" della storia dell'arte e del pensiero.
*loading* [f.1-11-04]

wet paint - filosofo seduto
(olio e acrilico su carta m.1 x 1.5)
L'espressione dell'uomo si muta in una smorfia; egli sembra una caricatura, un aborto, una bestia, uno scheletro, uno spettro, un idolo, una bambola, un sacco, un automa.
[..]
Alla coscienza della morte che in mille modi spia ogni essere vivente trasformandolo nella maschera della morte stessa … si unisce il dubbio angoscioso sulla dignità e l'essenza dell'uomo.
Hans Sedlmayr - "perdita del centro" - cap.V il caos scatenato
E' un tema fondamentale. Sappiamo quanto, per vivere senza intralci, dobbiamo per lo più rimuovere una simile consapevolezza, ma sappiamo al tempo stesso come la rimozione introduca nella nostra vita un elemento di ottusità. Sappiamo inoltre che vi è differenza tra una consapevolezza astratta, che riguarda sempre gli altri, ed una "vissuta", che prima o poi ci toccherà. Pensiamo che abbiamo bisogno di essere più preparati in materia, ma senza intralciare la vita, guastando anche ciò che essa sa dare, senza cioè cadere in alcun miserabilismo. L'arte tenta la conciliazione, tenta di accostare la presenza viva della mortalità ad una dignità che sappia reggerne la presenza senza l'ottundimento di qualche mito (non c'è niente da fare: la modernità consiste nel disarticolare i miti, nel diventare gradualmente capaci di reggere dosi crescenti di consapevolezza). Una ricerca di dignità, dunque, proprio come dice Sedlmayr. Talvolta ci si avvicina, almeno per alcuni. Talvolta le proiezioni che l'artista immette nella sua propria opera, che teme arbitrarie, si rispecchiano nel commento di uno sconosciuto: come mi è per esempio accaduto in questo caso.
Credo che questo sentimento sia diverso dall'istinto di morte descritto da Freud, perché vi è la compresenza di una vitalità, magari espressa da una problematica "bellezza", che si oppone all'annullamento. Perché l'esperienza dell'arte è del tutto differente dall'estasi dionisiaca, dalla "partecipazione mistica" che possono essere facilmente indotte da alcool, droghe, miti e "spirito di gruppo". E' una esperienza lucida, a suo modo ritemprante, anche se molto più elusiva, e forse inesistente. Ma anche qui c'è di che approfondire...

Guardi e l'oggetto si volatilizza, le ragioni evaporano, il colpevole non si trova, l'offesa diventa non offesa ma fato, qualcosa come il mal di denti, di cui nessuno è colpevole, e di conseguenza ancora una volta non resta che la solita via d'uscita, cioè picchiare dolorosissimamente contro il muro. E allora lasci perdere, giacché non hai trovato la causa prima. [Dostoevskij]
Beh, ora ne ho uno anch'io. Per ora non ho intenzione di farci granché ma più avanti ...

NB: pressoché tutte le immagini usate in questo blog, eccetto ovviamente questa iniziale, saranno mie. Le eventuali eccezioni saranno adeguatamente segnalate.
NB: laddove l'origine non sia diversamente esplicitata, o auto-evidente, le immagini sono da intendersi come elaborazione "artistica" dell'autore di questo blog.
1 - ArteAdesso
2 - TempoFermo.org
3 - oltre il tempo
antropologie
conscious entities
dialegesthai
due libri
exibartFL
filologia cognitiva
golem
le monde dip.
microcritica
nazione indiana
nella colonia
Elio, I think you're trying too hard [etc] But I still think you're barrelling at top speed down a dead end. [J.Haber - art critic in New York]
Ho iniziato a leggere i tuoi ultimi scritti, pubblicati sul web, ma mi risultano spesso incomprensibili. Cosa mai vorrà dire "[..]"? Questo modo di scrivere mi risulta molto difficile da capire, e ti dirò che lo detesto particolarmente in quanto mi ricorda quello di certi politicanti dei primi anni '70 - stile "Tribuna Politica" [..] spero tu non voglia passare per il Giulio Andreotti dell'arte. [F.Rinoldi - pittore in Tolmezzo]
You complicate things too
much here - as is reflected in your text (which was very difficult to take in). [Alison A. Raimes - artist and theorist in London]
stacked feedback