DISCLAIMER: there is much here that is new and true but what is true is not new and what is new is not true

 

 

18 19 20 21

martedì, 23 ottobre 2007



oer the hills and through the trees
well go ridin you and me
giddy-up giddy-up giddy-away
my pony boy




Qualche tempo fa, un testo di Maurizio Blondet, riproposto sul blog di Valter Binaghi, mi aveva prodotto una strana irritazione. Ero forse sensibile, sotto sotto, all'accusa di essere io stesso un “fellah”? Ripensandoci un poco (negli stretti limiti consentiti al mio “engagement“ culturale - questo è peraltro il mio alibi universale: come boxare con un braccio legato, porco zio!) sono arrivato alla conclusione che forse sia proprio della “condizione postmoderna” il combinare in una specie di chimera due dimensioni inconciliabili: a livello “materiale” (o strutturale: bere, mangiare, vestirsi, lavarsi, alloggiare, copulare, istruirsi ...) siamo davvero dei “fellah”, fatalmente spossessati da ogni reale "controllo", e quindi "costretti" ad alzarsi presto ogni mattina (o quanto basta) per “sacrificare” larghissime quote di preziosissima esistenza dietro a faccende che non ci importano realmente, che sicuramente non si strutturano intorno alle nostre esigenze di “crescita” (possiamo trascurare come fortunate eccezioni quelli che riescono a rintracciare, entro il loro panorama di possibilità, una possibile “vocazione”). La configurazione generale delle cose, ovvero che si debba ottemperare ad un simile sacrificio in cambio dei soldini che ci servono ad acquistare pacificamente il frutto del simmetrico sacrificio altrui (dal quale non possiamo [beh, diciamo almeno "non dovremmo"] in alcun modo immaginarci indipendenti) è del tutto indiscutibile, non vi sono reali alternative che non siano di carattere individuale, opportunistico, più o meno direttamente parassitico, e dunque non universalizzabili (trascuro volutamente le retoriche della meritocrazia e dell'elettività, in un contesto così lontano non soltanto da eque condizioni di partenza, ma persino da oneste formulazioni delle regole del gioco.) E tuttavia, rispetto ai poveri “fellahim” fatti e completi, abbiamo (perché abbiamo avuto) istruzione e tempo libero sufficienti perlomeno a creare un contesto accogliente per dei “memi” in grado di ribaltare la “dominazione simbolica” che usualmente è associata ad una simile condizione. Mai nella storia così grandi masse di dominati sono state meno persuase della legittimità della propria dominazione, e quindi in grado di disprezzare, prima ancora che odiare o invidiare (relazioni che implicano dipendenza) i portatori di privilegio. Ciò che si vorrebbe, è piuttosto essere “lasciati in pace” (dalle urgenze della vita) per inseguire il proprio sviluppo, la propria individuazione. Dunque non condivido affatto, su questa tematica, neppure un certo schematismo girardiano del risentimento che viene spesso proposto anche dall'ottimo Fabio Brotto. I suoi riferimenti sono evidentemente alle masse semi-acculturate che si perdono dietro alle isole dei famosi, mentre i miei sarebbero piuttosto gli “eterni studenti”, magari un poco invecchiati e delusi dalla vita (altrimenti si troverebbero totalmente assorbiti da differenti contesti) che si esprimono in tanti blog intelligentissimi e pieni di sensibilità - sebbene “l'illusio” scolastica li porti quasi inevitabilmente a ricondurre tutti i problemi di cui pretendono di potersi occupare ad una questione di conoscenza e buoni sentimenti, e quindi a delineare soluzioni illusorie ma invariabilmente molto lusinghiere nei confronti di colui che le indica, che sottendono alla fin fine, con deprimente regolarità, banalità di questo tipo: se solo la gente (implicito: quella comune, io (implicito: che sono poeta, artista, filosofo, genio, esteta, sensitivo, sciamano - insomma "speciale" ..) che c'entro?) fosse più umile, più conscia dei propri limiti, dei propri occhi (e cervello, e anima ..) foderati di prosciutto, più conscia del proprio innato "cattivo gusto" - se solo gli "occidentali opulenti" fossero meno avidi, meno materialisti, meno viziati, meno viziosi, meno mimetici - insomma se solo costituissero un popolo, anzichè un popolaccio (tm) ..
Ma pare che insinuare sospetti di questo genere suoni terribilmente “ingeneroso” in tali sensibili orecchie, sarà meglio cercare di contenerli in angoli protetti dall'irrilevanza, come questo: avverto una preoccupante tendenza a concedermi con troppa sollecitudine l'ultima parola, nei giri di commento che mi trovo a frequentare, non posso mica restare da solo.



[immagine da:  Historical Anatomies on the Web]


De pie, cantad que el pueblo va a triunfar
millones ya imponen la verdad.
De acero son ardiente batallón.
Sus manos van llevando la justicia
y la razón, mujer,
con fuego y con valor,
ya estás aquí junto al trabajador.

.
l’uomo-donna nuovo della storia è il futuro dell’umanità che si è liberato della pesantezza dei vestiti borghesi e si è assunto la forza della passione e dell’amore

oddio
, oddio ... odddioooooooo
oddio, oddio ... odddioooooooo [le foto coi politici :-( ]


Sembra poco presente, qui, la consapevolezza della «ambiguità» necessaria nelle cose cristiane dove, per preservare la libertà di accettare o di rifiutare, sempre vige la dialettica rilevata da Pascal: «Abbastanza luce per credere, abbastanza buio per dubitare». Alter Christus secondo i devoti, Padre Pio condivide la sorte di Gesù stesso, considerato dalla nomenklatura del tempo un impostore, un falso Messia, oltre che «un ghiottone e un bevitore». [..] Che fare, con un tipo così? Studiarne la storia, certo, ma consapevoli che c'è, qui, una meta-storia che, per dirla col Vangelo «è rivelata ai piccoli e ai semplici ed è nascosta ai sapienti del mondo». [Vittorio Messori sul libro di Luzzato su Padre Pio, dal sito di Repubblica]






Ci sono punti che mi sembrano un po’ troppo assoluti. Fammi pensare, fammeli rivedere. E poi dammi il tempo di trovare una conclusione ...  ->

Postato da: elio_c a 16:42 | link |