Affinché le audacie della ricerca innovativa o rivoluzionaria abbiano qualche possibilità di essere concepite, occorre che esse già esistano allo stato potenziale all'interno del sistema dei possibili già realizzati, come lacune strutturali che sembrano attendere e chiedere di essere colmate, come direzioni potenziali di sviluppo, vie possibili di ricerca.

In più, bisogna che abbiano delle probabilità di essere recepite, vale a dire accettate e riconosciute come "ragionevoli", almeno da un piccolo gruppo di persone, gli stessi che avrebbero indubbiamente potuto concepirle. [..]

Questo spazio dei possibili si impone a tutti coloro che hanno interiorizzato la logica e la necessità del campo come una sorta di trascendentale storico, un sistema di categorie (sociali) di percezione e di valutazione, di condizioni sociali di possibilità e legittimità che, come i concetti relativi a generi, scuole, maniere o forme, definiscono e delimitano l'universo del pensabile e dell'impensabile, ovvero a un tempo l'universo finito delle potenzialità suscettibili di essere concepite e realizzate nel momento considerato - libertà - e sistema delle costrizioni all'interno delle quali si determina ciò che si deve fare e pensare - necessità.

Vera ars obligatoria, come diceva la scolastica, definisce, come una grammatica, lo spazio di ciò che è possibile, concepibile, nei limiti di un certo campo, costituendo ciascuna delle "scelte" operate [..]; ma è anche un'ars inveniendi che permette di inventare una varietà di soluzioni accettabili nei limiti della grammaticalità.

Per questo probabilmente ogni produttore culturale è irrimediabilmente situato e datato in quanto partecipa della stessa problematica che coinvolge l'insieme dei suoi contemporanei (in senso sociologico).[..] Poiché il sistema di schemi di pensiero, che è in parte il prodotto dell'interiorizzazione delle opposizioni costitutive della struttura del campo, è comune all'insieme dei partecipanti e anche a una parte più o meno ampia del pubblico (in particolare sotto forma di opposizioni funzionanti come princìpi di visione e di divisione, di etichettatura, di selezione e di inquadramento), essa conferisce una forma di oggettività dotata della necessità trascendente delle evidenze condivise, vale a dire ammesse universalmente (nei limiti del campo) come scontate. E' certo che, quantomeno nel settore della produzione per produttori, e probabilmente anche altrove, l'interesse propriamente stilistico o tematico di una qualsiasi scelta e tutte le poste in palio "pure", ossia puramente interne, della ricerca squisitamente estetica (o, altrove, scientifica) mascherano, agli occhi stessi di coloro che effettuano tali scelte, i profitti materiali o simbolici che sono loro associati (quantomeno a termine) e che si presentano solo eccezionalmente come tali nella logica del calcolo cinico.

Gli schemi specifici di percezione e di valutazione che strutturano la percezione del gioco e delle poste in palio e che riproducono nella loro propria logica le divisioni fondamentali dello spazio delle posizioni (per esempio arte "pura"/arte "commerciale, "bohéme"/"borghese" ecc.), o ancora la divisione di generi, determinano le posizioni che appaiono come accettabili o attraenti (nella logica della vocazione) o al contrario come impossibili, inaccessibili o inaccettabili (capita pressoché la stessa cosa per le "discipline" universitarie o per le "specializzazioni" scientifiche). [P.Bourdieu - Le regole dell'arte. p.312-314]