[..] Ma i giardini, i giardini dell'Eden o i Kew, non sono le giuste metafore, qui, perché il primordiale non ha nulla a che fare con l'umano, ma è legato all'antico, all'originario, al principio di tutte le cose. Primordiale e sublime, qui, sono termini molto più appropriati, perché indicano domìni remoti dal morale o dall'umano, domìni che ci costringono a contemplare le immense distese dello spazio e del tempo, dove giacciono nascosti il principio e l'origine di tutte le cose. Ora, mentre camminavo nella foresta di cicadine di Rota, mi sembrava che i miei sensi si stessero effettivamente espandendo, come se una nuova capacità percettiva - il senso del tempo - si stesse aprendo dentro di me: qualcosa che mi consentiva di apprezzare i millenni o gli eoni nello stesso modo diretto con cui sperimentavo i secondi o i minuti. Io vivo su un'isola - City Island, New York - circondata da brillanti, transitori artefatti umani. E tuttavia ogni mese di giugno, immancabilmente, i limuli vengono dal mare, strisciano sulla spiaggia, si accoppiano, depongono le uova e poi, lentamente, nuotano via. Mi piace nuotare nella baia assieme a loro che, indifferenti, me lo permettono. Ogni estate dai tempi del Siluriano (quattrocento milioni di anni fa), questi animali, e i loro antenati prima di loro, strisciano sulle coste e vengono ad accoppiarsi. Come le cicadine, i limuli sono, per così dire, macchine studiate per il lavoro pesante, eroici sopravvissuti che hanno dato prova di straordinaria resistenza. Quando vide le gigantesche testuggini delle Galàpagos, Melville scrisse: "Queste fantastiche creature ... mi influenzano in un modo che non è facile spiegare. Sembravano appena arrivate, strisciando, dalle fondamenta del mondo ... Il grande sentimento ispirato da tali creature era quello dell'eternità, di una durata indefinita e non databile". E' questo il sentimento che ogni anno, a giugno, mi ispirano i limuli. Il senso della profondità del tempo porta con sè una pace altrettanto profonda, un distacco dalla scala temporale e dalle urgenze della vita quotidiana. Vedere queste isole vulcaniche e questi atolli corallini, e soprattutto camminare in questa foresta di cicadine a Rota, mi ha dato l'intima percezione dell'antichità della Terra, e di quei lenti, continui processi mediante i quali diverse forme di vita si evolvono e giungono a essere. Qui nella foresta mi sento parte di un'identità più ampia e più serena; avverto, nel mio intimo, di essere a casa mia, in una sorta di complicità con la Terra. [Oliver Sacks, L'isola dei senza colore ].
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